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En el caso de las mujeres campesinas ha sido evidente la invisibilización de su aporte a la economía agrícola. Han estado históricamente vinculadas al descubrimiento, investigación y creación de la alimentación, desde la invención de la agricultura. Han experimentado, hibridado semillas, seleccionado lo comestible de lo no comestible, preservado alimentos, inventado y refinado la dietética, culinaria y sus instrumentos.

Tienen una larga tradición de recolectar, escoger y propagar variedades de semillas para sus usos alimenticios y medicinales. Son las protectoras primarias de los recursos genéticos en el mundo y la biodiversidad. En definitiva han desarrollado mecanismos de producción, procesamiento, distribución, lamentablemente enfrentando las relaciones desiguales del trabajo impago. A pesar de la enorme importancia social y económica que tienen estas actividades son invisibles en las estadísticas oficiales y han estado devaluadas socialmente desde el punto de vista de género.

Junto con la invisibilidad histórica del aporte de las mujeres, ha sido evidente la desigualdad de género existente en el ejercicio de derechos en el mundo rural, como por ejemplo en el acceso al crédito, a la tierra y asistencia sanitaria, a la titularidad de la explotación, brecha salarial, falta de ingresos propios o inequidad en la repartición de los ingresos cuando ambos miembros de la pareja ejercen su actividad en la explotación, entre otros , existiendo barreras legales pero también amplias barreras culturales presentes en las sociedades rurales.

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http://www.observatoriogeneroyliderazgo.cl/index.php/noticias-mainmenu-2/18-noticias/3333-dmundial-de-la-mujer-rural

szymon:

Sweet Meats Plush toys from Lauren Venell

szymon:

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(via eldiablovistedemayoral)

"Ogni giorno, soprattutto da cent’anni a questa parte, per un processo ormai automatico, centinaia di migliaia di nostri concittadini traducono mentalmente con la velocità di macchine elettroniche la lingua italiana in un’antilingua inesistente. Avvocati e funzionari, gabinetti ministeriali e consigli d’amministrazione, redazioni di giornali e di telegiornali scrivono parlano pensano nell’antilingua. Caratteristica principale dell’antilingua è quello che definirei il «terrore semantico», cioè la fuga di fronte a un vocabolo che abbia di per se stesso un significato, come se «fiasco» «stufa» «carbone» fossero parole oscene, come se «andare» «trovare» «sapere» indicassero azioni turpi. […] Chi parla l’antilingua ha sempre paura di mostrare familiarità e interesse per le cose di cui parla […] La motivazione psicologica dell’antilingua è la mancanza d’un vero rapporto con la vita, ossia in fondo l’odio per se stessi. La lingua invece vive solo d’un rapporto con la vita che diventa comunicazione […] Perciò dove trionfa l’antilingua - l’italiano di chi non sa dire «ho fatto» ma deve dire «ho effettuato» - la lingua viene uccisa."

L’antilingua, Italo Calvino
(Il Giorno, 3 febbraio 1965)  (via micronemo)

Navajas en una tasca barcelonesa.
(Foto de Katie Parla)

Navajas en una tasca barcelonesa.

(Foto de Katie Parla)

La linterna del traductor, la revista multilingüe de Asetrad

La linterna del traductor, la revista multilingüe de Asetrad

Vieja friendo huevos.
Diego de Silva Velázquez (Sevilla, 1599 - Madrid, 1660). 

Vieja friendo huevos.

Diego de Silva Velázquez (Sevilla, 1599 - Madrid, 1660). 

Ibáñez Rodríguez, Miguel, Sánchez Nieto, Mª Teresa, Gómez Martínez, Susana, Comas Martínez, Isabel -eds.- (2010): Vino, lengua y traducción. Secretaría de Publicaciones: Universidad de Valladolid.

 

Bajo el título Vino, lengua y traducción se recogen en este volumen 43 trabajos (14 de ellos en soporte papel y el resto en un CDRom adjunto) que versan sobre: terminología, lexicografía, traducción, análisis de géneros, vino y literatura, vino y cine y sobre el conocimiento especializado del sector vitivinícola. Lingüistas, traductólogos, traductores profesionales y especialistas del sector, españoles y extranjeros, se dan la mano para desde una perspectiva interdisciplinar abordar el tema de la lengua de la vid y el vino.

chiaralice:

Sembra una magia… E un po’ lo è. Una magia dolce e un po’ piccante che fa tornare la voce ai bimbi buoni.

Ci sono due modi di preparare lo zenzero candito, io oggi ho preferito il metodo “rapido”.

PREPARAZIONE : sbucciamo lo zenzero (qualcuno suggerisce il pelapatate, io vado di coltello così tolgo anche i nodi naturali della radice) e lo tagliamo a fettine di 1/2 centimetro di spessore. Mettiamo lo zenzero così tagliato in un pentolino e lo copriamo di acqua fredda. Quando l’acqua arriva a ebollizione, lasciamo cuocere una ventina di minuti a fuoco basso. Scoliamo lo zenzero e lo facciamo raffreddare. Io ho preso le fettine singolarmente dal pentolino e l’acqua rimasta l’ho messa in una tazza, ho aggiunto due cucchiaini di zucchero e ho bevuto il decotto così ottenuto. Brucia ma è un toccasana per raffreddore e mal di gola. Poi pesiamo lo zenzero e dosiamo la stessa quantità di zucchero. Dobbiamo fare uno sciroppo, non una caramellatura, quindi aggiungiamo dell’acqua. Io per 100 g di zenzero e 100 g di zucchero sono partita con 5 cucchiai d’acqua ma erano pochi, mano a mano ne ho aggiunti altri due-tre. Facciamo cuocere a fuoco bassissimo finchè lo zenzero diventa quasi trasparente. Ci vogliono altri venti minuti, più o meno. Non abbiate paura se nel pentolino comincia a formarsi una specie di schiuma. Va tutto bene. Poi, con una forchetta, ho messo i pezzettini di zenzero (uno a uno o si attaccano tra loro) e li ho messi ad asciugare su un piatto coperto di cartaforno. Tra tre ore metterò zenzero e zucchero in un sacchetto alimentare (quelli di plastica per la conservazione dei cibi, per intenderci). Si scuote bene e lo zucchero resterà attaccato allo zenzero. Il tutto va conservato in un contenitore a chiusura ermetica.

La magia è fatta!